Micromobilità: la fase due è green. Intervista a Vittorio Muratore di MiMoto

by Jun 3, 2020I Podcast di Digital Jam, Interviste & Webinar

“Lo scenario è quello per cui l’uso del trasporto pubblico locale sarà fortemente ridotto, sia a causa del mantenimento delle restrizioni, sia causa della sfiducia della popolazione nel prendere i mezzi pubblici…”

Quello posto tra virgolette è uno dei passaggi della lettera delle associazioni ciclistiche e ambientaliste, rivolta al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. È una richiesta di cambiamento, un ripensamento ecosostenibile delle nostre città, all’interno di un contesto che ormai conosciamo: il ritorno a una semi-quotidianità post lockdown. 

Il Covid-19 ha, infatti, modificato abitudini e regole di comportamento, “costringendoci” anche, però, a riflettere sul modo più opportuno di riorganizzare molti aspetti del nostro vivere cittadino: micromobilità, ristorazione, smart working.

Come ci muoveremo nelle grandi città? La sharing economy riuscirà a scardinare il concetto di proprietà privata del mezzo? Sarà possibile per le aziende offrire nuove soluzioni di trasporto all’interno del welfare aziendale? Abbiamo affrontato tutte queste domande con Vittorio Muratore, founder e CMO di MiMoto, durante la seconda puntata di Digital Jam su Radio Activa. -> Ascolta il podcast

Micromobilità elettrica: come ci stiamo muovendo 

L’intervista ci ha dato la possibilità di discutere di un aspetto che nel post-Covid diventerà indispensabile: la micromobilità. In Italia sono state fatte diverse proposte, tra cui: la realizzazione di nuove regolamentazioni e infrastrutture soft per la mobilità ciclopedonale; l’introduzione di incentivi economici per l’acquisto di bici elettriche, servizi di micromobilità e rimborsi chilometrici; promozione dello smart working e dei servizi di consegna a domicilio in bicicletta e cargo-bike.

Anche gli altri paesi, sia dentro sia fuori l’Europa, si stanno muovendo: Bruxelles ha deciso di dare la priorità nelle strade del centro a ciclisti e pedoni, limitando a venti chilometri orari la velocità di tutti i mezzi di trasporto. Berlino ha deciso di permettere l’utilizzo gratuito delle biciclette condivise per trenta minuti, anche più volte nell’arco della giornata; e a Londra, Glasgow, Bogotà  e New York è stato reso gratuito l’accesso al bike sharing per i lavoratori dei settori essenziali.

Intervista a Vittorio Muratore di MiMoto, primo servizio made in Italy di scooter sharing elettrico

Vittore Muratore, laurea in Economia e Legislazione per l’Impresa all’Università Bocconi, ha lavorato nel settore del marketing strategico e della recommendation per Infinity Tv e R.T.I. Mediaset, prima di diventare content recommendation coordinator per Sky Italia. Oggi, con Gianluca Iorio e Alessandro Vincenti, è founder e CMO di MiMoto, il primo servizio made in Italy di scooter sharing elettrico a flusso libero.

MiMoto Smart Mobility è un innovativo servizio di condivisione di scooter elettrici, tema molto attuale ora, ma in realtà voi siete stati dei pionieri in questo campo…

Vero, e i tempi non erano ancora maturi, come lo sono adesso. C’erano i primi casi di car sharing in Europa e solo due casi di scooter sharing in tutto il mondo. Quindi, sì, siamo partiti un po’ in anticipo rispetto agli altri. 

Siete stati lungimiranti grazie anche a un team molto solido…

Assolutamente, senza loro (Gianluca Iorio e Alessandro Vincenti) tutto quello che è stato realizzato fino ad oggi non sarebbe stato possibile. Sicuramente, posso definirla un’avventura entusiasmante ma che ha comportato anche tanta, tanta fatica. Il tema della mobilità è un tema caldissimo e, soprattutto in questo momento, molto attuale, considerata l’opportunità che abbiamo di ridisegnare le nostre città. Rispetto a due mesi fa, molti aspetti stanno cambiando, e a maggior ragione la mobilità diventa centrale perché il trasporto pubblico non può più supportare i volumi che muoveva prima del covid-19. Quindi, in questo momento, tutti i servizi ecosostenibili di micromobilità, ci tengo a dirlo considerato il legame che sembra esserci tra covid e l’inquinamento, diventano fondamentali se non addirittura la soluzione ideale di trasporto cittadino.

Ci sarà sicuramente una rivoluzione o comunque un ripensamento non solo in termini di mobilità, ma anche in altri settori. Da un certo punto di vista, questa situazione, ci ha dato l’opportunità di accelerare su temi che probabilmente dovevano essere attuati già 10 anni fa, come ad esempio la sharing economy.

Condivido la visione. Chiaramente la situazione che stiamo vivendo e che abbiamo vissuto non è delle più rosee, però, a volte accadono degli eventi che ti fanno rendere conto di avere già la soluzione in casa. La nostra scelta è stata chiara: usare una flotta sostenibile. Una decisione presa naturalmente in tempi non sospetti perché quando MiMoto era sulla carta – eravamo tutti under 30 in una Milano che vive quotidianamente problemi di traffico, inquinamento e parcheggio – ci siamo imposti di fare un business sostenibile e di mettere sul territorio cittadino mezzi che fossero elettrici ed ecosostenibili. Il rispetto dell’ambiente, infatti, fa parte della mission della nostra azienda. 

MiMoto scardina il concetto di proprietà privata, credi che l’Italia sia pronta per percorrere questa strada?

Mi auguro che il paese sia pronto. Come MiMoto, oltre al tema delle sostenibilità, abbiamo lavorato sul lato educativo, proponendo corsi di guida responsabile e sostenendo il concetto dello sharing. Naturalmente, anche in termini psicologici, oggi il mezzo privato è sinonimo di sicurezza e questo potrebbe avere impatti sul tema della condivisione. Il Covid però può essere un buon momento di riflessione per fare tornare le nostre città di essere più libere, vivibili e smart. 

Quanto è importante l’Engagement per voi? 

Il nostro payoff è: We Move People. E questo proprio perché siamo una realtà che nasce bottom-up, di prima mano. Siamo una startup, cosa che ci ha consentito di entrare subito in contatto con la nostra customer base e con la nostra community, con quelli che noi chiamiamo Mi-Moto Family. Noi abbiamo creato un servizio, e siamo, sì, un business privato, ma fondamentalmente, se ci pensate, offriamo un servizio pubblico. Motivo per il quale la community è il pezzo più importante, la vera forza di MiMoto. Abbiamo ribaltato il paradigma dello sharing che mette al centro il mezzo: noi abbiamo messo al centro l’utente. Utente che è mediamente smart, giovane, innovatore, green, per cui il passaparola è molto rilevante. Siamo un business digitale per definizione: scarichi un’applicazione, ti registri e monti in sella; però abbiamo voluto sempre metterci la faccia creando costantemente momenti di incontro con la nostra community, organizzando corsi di sicurezza stradale con la polizia stradale nelle piazze e test ride per insegnare l’utilizzo di veicoli elettrici (che è diverso da quelli con motore endotermico) e soprattutto chiediamo sempre cosa va e cosa non va. L’Engagement, per rispondere alla tua domanda, è fondamentale. 

Le aziende private che non hanno lavoratori in smart-working, e che hanno bisogno di sopperire a un’offerta pubblica con mobilità necessariamente ridotta, vi stanno cercando? 

Posso parlarvi di una delle novità che avrà MiMoto quando rimetteremo in strada i nostri scooter. Abbiamo approfittato di questo momento di sospensione per pensare in prospettiva a delle offerte dedicate alle aziende. Una di queste sarà il MiMito Pass, che darà la possibilità, anche in un’ottica di welfare aziendale e di CSR, di comprare dei voucher di mobilità prepagata da dare ai propri dipendenti per agevolare il tragitto casa-lavoro e ritorno (e non solo). In più, MiMoto darà la possibilità, a eventuali partner che lo vorranno, di avere una flotta aziendale dedicata. E questo è molto importante perché, come sapete, il tema del delivery è fondamentale per la sopravvivenza delle piccole realtà del nostro tessuto imprenditoriale, che così potranno utilizzare gli scooter di MiMoto. In questo modo cercheremo di andare a coprire le nuove esigenze dei consumatori, mettendoci a disposizione sia del cittadino sia della piccola-media impresa.

Ascolta il podcast di Digital Jam con l’intervista completa di Vittorio Muratore su Radio Activa.